L’edificio dell I.I.S. “ SANTORRE DI SANTAROSA”

DA CIRCOLO RIONALE FASCISTA A SCUOLA

L’edificio in cui ha sede l’IIS “Santorre di Santarosa” è un chiaro esempio di riconversione, visto che nel tempo il luogo ha svolto funzioni diverse. Un fenomeno, quello della riconversione, che ultimamente ha interessato parecchi edifici della nostra città, molti della stessa zona San Paolo.

L'edificio storico


L'edificio in cui è ospitata la nostra scuola è uno dei tanto esempi di architettura di epoca fascista della città di Torino (FOTO N°1 -Archivio “architettura fascista a Torino”).Infatti si può ritrovare una identica torre Littoria nel grattacielo di piazza Castello e nella torre dello “Stadium” comunale.

Costruito in appena 160 giorni nasce nel 1936 come 6° Gruppo Rionale Fascista “ Amos Maramotti”, giovane squadrista ucciso nel 1921 durante l'assalto alla Camera del Lavoro di corso Siccardi .Questo articolo pubblicato sul quotidiano “La Stampa” in data 25 aprile 1936 dal titolo “ La nuova accogliente casa ” ne spiega la funzione, la collocazione ed i finanziamenti ottenuti per costruirlo:

 “(…)In corso Peschiera, tra le vie Caraglio e Roccaforte, è sorta la nuova sede del Gruppo Rionale “Amos Maramotti “. E' un palazzotto forte e solido, dalle linee architettoniche moderne, in cui ogni parte dell'edificio ha una sua ben delineata funzione e perciò a carattere veramente razionale.(…). La nuova sede del « Maramotti » è quanto di più moderno e completo si possa cercare in materia; (…) il merito( della sua costruzione) va al Segretario Federale Piero Gazzotti che ha fatto realizzare l'importante opera ed alla Fabbrica automobili Lancia che l’ha finanziata. Settantaquattro mètri di facciata verso via Caraglio, sessanta verso corso Peschiera e trentasei verso via Roccaforte; un' area di 3250 metri quadrati e 15 mila metri cubi di fabbricato: ecco i dati principali dell'edificio che nel suo prospetto d'angolo verso corso Peschiera presenta una facciata smussata dominata da una torre Littoria alta 29 metri, costruita in parte in lastroni di vetro smerigliato e dotata di impianto elettrico per l'illuminazione. Una cella in cima alla torre conterrà le campane che con la loro voce solennizzeranno le giornate più radiose della Patria. Nell'interno la nuova sede conterrà sessanta locali, razionalmente divisi a seconda dei servizi. Una ampia scalinata immette nell'edificio cui fa da ingresso una ampia i rotonda da cui parte una scala ricca di marmi che porta ai piani superiori. Una immensa vetrata dà luce all'ingresso ed alla scala. (…) Vasti e luminosi corridoi percorrono ed  allacciano ogni parte dell'edificio che ospita gli uffici del Fiduciario, di consulenza, della assistenza e delle tessere, la sala riunione, la biblioteca e locale per il Fascio Femminile e quello del Dopolavoro che sono dotati di sala per rinfreschi e di quattro sale per trattenimenti per Giovani Fascisti e Fasciste. La sezione per l'assistenza e l'ambulatorio è composta di un vasto vestibolo di attesa e di sale per visita medica per uomini e per donne, di un gabinetto di odontoiatria e di un salotto per i dottori. La palestra, cui si accede dal cortile e dallo scalone, principale, è alta sei metri lunga ventiquattro e larga dodici ed è completamente pavimentata in sughero e dotata di locali per spogliatoi, docce, depositi e servizi vari. Nella sala riunioni con un intelligente accorgimento è stato ricavato da un ingresso un vasto palcoscenico.(…)

L’edificio, quindi, finanziato da Vincenzo Lancia, assolveva molteplici funzioni: serviva da circolo ricreativo ma anche come centro medico e sportivo ( il cortile, infatti, venne utilizzato più volte per gli esercizi ginnici); vi si tenevano molte riunioni e conferenze; serviva inoltre come luogo per il tesseramento dei “fasci di combattimento”.

All’inaugurazione “ufficiosa” dell’edificio parteciperanno tutte le autorità cittadine, tra cui molti gerarchi rionali e Vincenzo Lancia.

L’inaugurazione ufficiale avverrà invece 3 anni dopo, durante la visita di Mussolini alla città di Torino, come pubblicato nell’articolo 16 maggio 1939 sul quotidiano “La Stampa” dal titolo “a Borgo San Paolo, la cittadella del lavoro”:

(…). Ieri l'abbraccio ideale del popolo di San Paolo al Condottiero( Mussolini) che del popolo è la più genuina vivente espressione, ha superato l'episodio del 1932.  Come allora, non c'è stato bisogno di alcuna preparazione per indurre la gente ad abbandonare le case e correre incontro a Lui: le case del « Borgo » che attualmente, tra uno svettare di alte, fumose ciminiere, conta più di cento- mila abitanti, nel chiaro meriggio di ieri si sono vuotate come per  incanto. (…) Al « Maramotti » è stata tutta una vampata che ha arroventato la parte migliore della vasta cittadella del lavoro. La vivida fiamma ha cominciato ad avvolgere i cuori davanti al Sacrario del Gruppo rionale « Maramotti », che è al centro del borgo. Qui le Camicie Nere che hanno fatto ala. in dense e profonde formazioni; dietro di esse si assiepava la folla delle donne non inquadrate nelle file, dei vecchi, dei bimbi: il popolo.(…) il Duce, sorridente, con suo consueto passo bersaglieresco ha percorso tutti 1 locali, elogiandone con il Federale l'ordine e la disposizione; poi, come le Camicie nere e la folla, fuori, non si stancavano di invocarlo, si è affacciato sul terrazzo(…).

Ad accogliere il duce con un mazzo di fiori, un ragazzino di Borgo San Paolo diventato poi famoso: Diego Novelli, sindaco di Torino durante gli “anni di Piombo”,dal 1975 al 1985 ( testimonianza scritta dell’autore)

L’evento dell’inaugurazione della “Maramotti” da parte del duce è riportato in un filmato ancora oggi visionabile nell’”Archivio Storico Luce” dal titolo “ Il viaggio del Duce in Piemonte. Le giornate torinesi” del 14 maggio 1939”.

Durante tutto il periodo del fascismo la “Maramotti”, chiamata da molti san paolotti( gli abitanti del borgo) in modo dispregiativo la “maramau” fu la sede di episodi di violenza: qui, nella rotonda del seminterrato, avvenivano i pestaggi degli anti-fascisti della zona, più frequenti in occasione delle visite di qualche autorità,come attesta la seguente testimonianza orale:

 

“(…) Credo che nello stesso periodo iniziasse la costruzione del "Circolo rionale fascista Amos Maramotti",( più noto ai Sanpaolini come " 'l maramau".), perchè, e di questo ne sono certissimo per avervi assistito, contestualmente venne realizzato lo Stadio di palla ovale Amos Maramotti, che poi è l'attuale parco
Ruffini. Sia come sia, nel ’39 Mussolini inaugurò di persona il circolo rionale Maramotti ; arrivò dal corso Peschiera, percorrendo il controviale di corso Trapani.(fino agli anni '50 saranno agibili solo i due controviali,essendo la parte centrale piena di erbacce ed occupata dal capolinea del tram n.° 5).
Potei osservare i fatti perchè un vicino gentile mi ospitò sul suo balcone al primo piano all'angolo di corso Trapani.(…).Capita che un uomo di 22-25 anni, che

viveva con la madre vedova vicino a noi,arrivando dall'orto dovette attraversare il cordone di sicurezza. Era un uomo mite, sempre sorridente, credo cattolico praticante. Uno degli scherani gli chiese a brutto muso perchè non aveva la camicia nera,d'obbligo nella circostanza. Sorridendo balbettò  qualcosa, che mal interpretato, significò un fracco di botte che lo lasciò a terra dolorante. Per me fu la prima lezione di cosa significasse il fascio(…); avrei ancora altre cose da ricordare a proposito del "maramau"; ad esempio , quando a Torino arrivava un papavero del Fascio o della Real Casa, i tranvieri schedati come sovversivi irriducibili  sparivano ,se avvertiti in tempo, oppure, se non erano stati abbastanza veloci a nascondersi, venivano prelevati e portati al maramau per tutto il periodo della visita , alimentati una volta al giorno con la sbobba fredda della caserma di corso Brunelleschi e un sacco di botte” ( Giovanni Marco, classe 1929, testimonianza su registratore).

 

 

Alla caduta del fascismo le manifestazioni del 26 luglio 1943 hanno come obiettivo le sedi e i simboli del regime: anche il circolo Maramotti, come gli altri gruppi rionali torinesi, viene preso d'assalto dalla folla. Alla fine di queste giornate verranno trovati molti documenti nel sotto palco del salone, tra cui alcune foto di fascisti e miliziani ed alcune testimonianze scritte che accertavano la morte per fame di alcuni abitanti di Borgo San Paolo durante il periodo.

Dopo l'8 settembre 1943, il ricostituito Partito fascista repubblicano riaprirà solo alcune delle sedi periferiche, ma ormai la loro funzione è sempre più marginale e precaria. Lo stesso giornale della federazione del Pfr contrariamente

a quanto avviene prima della caduta del fascismo non

li nomina quasi più.(da: Costruire. Anni XIIIXIVXIV).

Dopo la Liberazione l’edificio ospiterà diverse organizzazioni: la IV sezione del PCI “Luigi Capriolo”, il circolo socialista “Eric Giachino”, la sede dell’UDI( Unione Donne Italiane) e la lega sindacale FIOM ; nel salone delle conferenze il CRAL( circolo ricreativo) gestiva una sala da ballo con bar annesso( FOTON°8) e d’estate i balli erano spostati alla terrazza del primo piano; una donna, residente nel quartiere San Paolo, ricorda

(…)Dopo la guerra è diventato un circolo comunista intitolato a Luigi Capriolo e nella grande palestra è stata organizzata una sala da ballo. Allestita in modo semplice era sempre affollata ed era molto simpatica perchè le ragazze potevano anche entrare da sole. È stata in uso per molti anni, ma io ci dovevo andare di nascosto perchè mia madre assolutamente non voleva che io andassi "a ballare con i comunisti ".(…)”( 6 marzo 2006, Sanpaoblog)

 

Nel semi-interrato c’era il FAI ( Federazione Alpina), mentre sotto il salone si facevano gli incontri pugilistici; in un secondo tempo un gruppo di amanti della lirica organizzò anche la “Tampa Lirica”, con serate di canto e balli per gli anziani.

Dal 1945 al 1956 esisteva anche un ambulatorio medico dell’INAM ( Istituto Nazionale per l’Assistenza delle Malattie) che dava assistenza gratuita e, nel 1946, iniziò anche la distribuzione di minestra gratuita per i poveri sempre più numerosi del borgo, costituita dagli avanzi delle mense della Lancia, della Spa e della Viberti ( testimonianza orale, Ecomuseo della Circ. 3)

Intanto  nasce la Scuola “ Santorre di Santarosa” come istituto professionale femminile statale che viene successivamente convertito in Istituto Tecnico Femminile con l'approvazione della legge 8 luglio 1956, n.782. I locali che utilizza inizialmente sono quelli della scuola elementare “Santorre di Santarosa” di via Braccini, da cui prende il nome.

Verrà spostata nel 1956 alla ex “ Maramotti” per problemi di spazio, secondo precisi accordi intervenuti tra il Demanio Statale e l'Amministrazione cittadina. All'epoca i locali versavano in stato di degrado, tant'è che la situazione fu oggetto di una interrogazione parlamentare alla Camera dei Deputati da parte dell'onorevole Castagno.

L'on. Castagno presentò ai ministri della pubblica istruzione e delle finanze la sua interrogazione:

 

"(…) per sapere se siano a conoscenza delle condizioni di grave disagio e di pericolo in cui è stata tenuta e verrà presto maggiormente a trovarsi la scuola statale professionale femminile Santorre Santarosa di Torino per la pretesa del demanio dello Stato di fare occupare una parte cospicua dei locali dell'ex circolo rionale fascista A . Maramotti – in cui la scuola è allogata – da un ufficio postale di raccolta e smistamento di pacchi postali.(…)"

 

Nell'interrogazione si deprecava anche la promiscuità cui erano costrette le allieve perennemente a contatto con gli addetti ( di sesso maschile) dell’ufficio postale ricordando che:

 

 "(…) dal 1956 ad oggi, nei locali lasciati liberi, nessuna opera è stata compiuta né dal genio civile né dal comune, onde lo stato di essi è andato a mano a mano degradando, con disdoro della attigua scuola, la quale è costretta in locali angusti e parzialmente inadatti e deve svolgere le lezioni a turni per le allieve; la minacciata installazione del servizio di raccolta e smistamento dei pacchi postali arrecherebbe un grave disturbo all'attività scolastica per l'intenso movimento di mezzi di trasporto, per la promiscuità del personale maschile con le giovani allieve, per i rumori e così via; per cui il solo annunzio di una visita di tecnici delle poste e telecomunicazioni ha creato un vivissimo allarme nel corpo insegnante della scuola e nelle famiglie della zona, forti proteste ed invio di petizioni alle autorità locali. La scuola professionale femminile Santorre Santarosa è la sola di tale tipo (statale) in tutta la regione (Piemonte) e – dato l'affollamento attuale e le pressanti richieste – ha assoluto bisogno di ampliamento e di migliore sistemazione, cosa possibilissima con l'occupazione dell'intero stabile, come era previsto. L'interrogante chiede, pertanto, quali urgenti provvedimenti intendano prendere i ministri interessati, per indurre il demanio dello Stato a consegnare tutto lo stabile in oggetto – e sollecitamente – al comune di Torino ad uso della scuola statale, lasciando che il servizio postale dei pacchi trovi diversa, più opportuna e più idonea installazione altrove."
(Atti Parlamentari del 30/5/1960)

 

Non si conosce purtroppo la risposta che venne data all'interrogazione parlamentare.

L'ITF aveva lo scopo di preparare all'esercizio delle attività tecniche più proprie della donna. Esso aveva un indirizzo generale diretto alla preparazione teorica e pratica necessaria per l'insegnamento dell'economia domestica e dei lavori femminili e poteva assumere indirizzi specializzati in relazione a settori della tecnica interessanti le suddette attività e alle particolari esigenze della vita economica. 

Così ricorda le sue impressioni una docente della scuola quando entrò per la prima volta nell’Istituto:

 

  “(…)Ho fatto le superiori a Torino, in un  Liceo Scientifico della città, il “Galfer”, da cui era passata la lotta studentesca ed altro ancora. La prima volta che venni al “Santorre” per portare al Preside le domande per le supplenze rimasi stupita: al primo piano erano esposti, in alcune vetrinette in perfetto ordine,  lavori di cucito, ricami ed altri oggetti del genere,come alcuni port-enfant tutti ricamati fatti molto bene. Al piano terra, nelle aule a lato dell’ingresso, c’erano addirittura dei telai. Ed erano già gli anni ’80…

Negli anni settanta la scuola comunque apre le porte anche all'utenza maschile istituendo il corso per Periti Aziendali e Corrispondenti in Lingue Estere e nel 1984 viene attuata la prima sperimentazione linguistica in territorio torinese.

Questa sperimentazione si trasforma nell'anno scolastico 1994/95 in progetto coordinato "Brocca" ad indirizzo linguistico con il quale si consegue un diploma di Licenza Linguistica (art. 279 D.L. 16/4/1994 n. 297).
(MPI, Scuola e famiglia “I curricola Brocca- indirizzo linguistico)

Nell'anno scolastico 1994/95 viene istituito anche il terzo indirizzo di studi operante nell'istituto, attivato come progetto coordinato "Brocca" ad indirizzo biologico, con il quale si consegue un diploma corrispondente alla maturità scientifica.

Il 7 ottobre 1998 viene emanato il decreto interministeriale n. 383 che modifica la denominazione degli istituti tecnici femminili in quella di "(…)Istituti tecnici per attività sociali(…)", considerando

 

"(…)l'esigenza di modificare la denominazione che appare ormai incongruente con l'evoluzione del loro ordinamento e con le finalità formative che esso si propone, finalità che non rispondono a professionalità esclusive della donna(…)".(MPI, Scuola e famiglia,)

 

Nel 2002 è stato avviato anche il progetto di corso pre-serale dell'indirizzo Tecnico per le Attività Sociali.

in ottemperanza con quanto stabilito dal Riordino del ciclo di istruzione superiore approvato il 4 febbraio 2010 l'ITAS Santorre di Santarosa diviene un IIS, Istituto di Istruzione Superiore, in cui sono attivati 3 distinti indirizzi di studio:

  • Liceo linguistico

  • Liceo delle scienze umane - opzione economico-sociale

  • Istituto tecnico, settore tecnologico - indirizzo Chimica, materiali e biotecnologie sanitarie